Cai Guo-Qiang, critic of collectivism

by on March 9, 2008 at 10:11 am in The Arts | Permalink

China

There are few exhibitions worth making a trip to see, but this is one of them.  Here is another angle.  Here are more imagesThis one is famous.  Forget that the artist praises the Chinese communist party; pull out your copy of Leo Strauss and visit.

RS March 9, 2008 at 10:35 am

For a dissenting view, see http://www.nysun.com/article/71613

AQ March 9, 2008 at 11:27 am

This philistine longs for those eras when fine art wasn’t gimmicky, tacky po-mo garbage. When it actually, you know, communicated something about timeless human themes.

ummd March 9, 2008 at 12:07 pm

Take a chill pill ye olde art crotcheties

Nick March 9, 2008 at 12:11 pm

Also, the artist and some other Chinese sculptors are reconstructing a multi-sculpture piece from pre-Communist China that is banned in China. They’re sculpting throughout the show, so if you’re just interested in seeing some skillful people put their talents to work, this is the show for you – these folks know their way round a lump of clay.

Anonymous March 15, 2008 at 2:50 am

Here are some more angles of the famous exploding cars.

Lodovico Mancusi April 14, 2008 at 4:08 am

Ho visitato nel museo Guggenheim di New York le opere di Cai Guo-Qiang (pronuncia gwo-the-chee) e le ho trovate belle indipendentemente dalla loro interpretazione: sia i disegni su carta di riso, sia le istallazioni, sia i filmati delle performance con i fuochi d’artificio.
La sua arte mi appare veramente globale, capace di collegare tutto il percorso dell’arte moderna dell’800 e del ‘900 al fluido anelito attuale di ricerca di nuovi modi di espressione dell’arte.
Vi ho trovato la luce degli impressionisti, la sfavillìo dei colori dei Fauve, il mistero della velocità dei Futuristi, il recupero del quotidiano e del brutto dei Realisti, l’improvvisazione dell’Astrattismo, la provocazione e lo spregio del commercio dei Dadaisti, l’impulso istintivo dell’Informale gestuale e materico e quello d’alfabetizzazione del segnico, la voglia di collegamento con la natura della Land Art, richiami all’arte povera e al Neo-Espressionismo.
Coinvolgenti le auto trafitte da lampeggianti aste di luce elettrica, appese nell’atrio del museo, che simulano un incidente pazzesco, e, come auto bomba insinuano la paura del terrorismo, infine allo stesso tempo evidenziano la bellezza estetica ambigua del moderno e dell’orrido.
La corsa dei 99 lupi che s’infrange contro una parete (invisibile) di vetro dà il senso amaro di specie animali che si estinguono senza una ragione razionale o per la ferocia umana come le tigri infilzate da innumerevoli frecce che evocano la caccia dei reali a specie ormai quasi estinte.
L’antica barca di pescatori, reperto archeologico, che emerge da un mare di cocci di ceramica invoglia al recupero della tradizione che sempre più si rompe in frammenti irriconoscibili. Così come la bellissima serie di figure contadine di argilla (scultura sociale) che si sgretolano facendo presagire, anche queste, la fine di un’attività e tradizioni che ci hanno nutrito, con le quali abbiamo gioito, ed ora, ancora, incoscientemente sempre più abbandoniamo al declino.
Le grandi rappresentazioni su carta di riso, nate da un’apparente casualità d’esplosioni, linee di fuoco accelerazione, in effetti, guidate dal genio dell’artista, ci mostrano la nascita di figurazioni pronte a conformarsi alla nostra sensibilità, alla possibilità d’incidere nel caos del nostro libero arbitrio.
Un violento scontro tra natura e uomo. Mescolanza culturale tra forze reazionarie e progressiste.
Infine i filmati delle performance con fuochi artificiali, opere effimere, dove, la partecipazione della folla di paesi diversi all’evento, il coinvolgimento d’autorità, d’istituzioni ed ambiente nella realizzazione dell’opera, invitano alla creazione di un’arte globale nella quale, artista e spettatore, partecipano alla sublimazione dell’arte.
Metafore di critica alla politica, alla globalizzazione, alla nostra indifferenza, di un alchimista che con una grande varietà di materiali, di simboli ed idee si sforza di dirci, come afferma “ perchè l’artista ha la capacità di trasformare alcune energie, utilizzando veleno contro veleno, lo sporco per ottenere oro†.
Un Leonardo asiatico, maestro pirotecnico, che, creando incredibili giochi di luci e colori attraverso uno dei più antichi strumenti di violenza e sopraffazione, la polvere da sparo, certamente farà molto parlare di sé alle prossime Olimpiadi di cui è direttore artistico degli effetti speciali per le cerimonie di apertura e di chiusura.

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